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13 agosto 2012

LA NUOVA CASTA ANTILAVORATORI...






NELL'ORGIA DI POTERE, SCATENATA DAL GOVERNO MONTI, ADESSO GLI INDUSTRIALI SI SENTONO AUTORIZZATI AD AZZERARE LE CONQUISTE E I DIRITTI DEI LAVORATORI.
VOGLIONO UN CONTRATTO DI LAVORO INDIVIDUALE ??
DIVIDERE LE MASSE IN SINGOLI LAVORATORI, PIU' FACILI DA RICATTARE E TERRORIZZARE !!
LA RISPOSTA DA DARE E' UNA SOLA: UNITA' DI TUTTI I LAVORATORI.
E, SE I SINDACATI CERCANO DI DIVIDERE I LAVORATORI, IN BASE ALLA TESSERA SINDACALE A CUI ADERISCONO,
E' TEMPO DI RIMANDARLI DA DOVE SONO VENUTI !!
SINDACALISTI CHE HANNO USATO IL SINDACATO PER FAR CARRIERA, E NON SODDISFATTI CERCANO DI FARE IL "SALTO DI QUALITA'" DAL SINDACATO ALLA POLITICA !!
RIMANDIAMOLI NELLE FABRICHE O NEGLI UFFICI DA CUI HANNO INIZIATO LA SCALATA, INGANNANDO I COLLEGHI CHE LI HANNO ELETTI COME DELEGATI SINDACALI !!

Vi segnalo sul  blog www.cobaspisa.it una posizione un po' diversa e alternativa rispetto a quella della Fiom, scritta dal compagno Marcello (pabeba@email.it).

GRANDI MANOVRE CONTRO IL CONTRATTO NAZIONALE
I padroni dell’industria metalmeccanica non smettono mai di stupire per la loro “generosità” sociale!
Stavolta, in tempi di rinnovo contrattuale, Federmeccanica, la loro associazione, ha pensato bene di proclamare che il contratto nazionale (CCNL) non deve contare più niente o quasi, per fare posto di fatto ai soli accordi aziendali.
Accordi aziendali, che tornerebbero fortemente a vantaggio dei padroni, com’è previsto dall’art. 8 del decreto legge del 13/8/2011 e dagli accordi interconfederali del 2009 (tra Confindustria e Cisl-Uil-Ugl) e del 28/6/2011 (tra Confindustria e Cgil-Cisl-Uil), i quali stabiliscono che direzione e sindacati possono accordarsi per rendere carta straccia i contratti nazionali, peggiorandoli a man bassa.
Venendo a mancare il CCNL, è facile immaginare in quale regno della giungla si troverebbero i lavoratori delle aziende (circa il 75% del totale) in cui non c’è un barlume di contrattazione aziendale. Ma se proprio il CCNL si deve rinnovare, sarà bene -dice Federmeccanica- che esso stabilisca:
-         che non si parli più di applicare i salari previsti dal CCNL;
-         che siano cancellati gli automatismi dei passaggi di livello, quelli salariali relativi agli scatti di anzianità e ai passaggi temporanei di mansione;
-         niente salario per i primi 3 giorni di malattia, e salario legato alla presenza;
-         che l'orario di lavoro, i turni, i giorni lavorativi siano regolati dal criterio della massima flessibilità degli orari individuali e collettivi e da quello del massimo utilizzo degli impianti (24 ore al giorno per 7 giorni);
-         che le RSU non abbiano nessun ruolo nella definizione e contrattazione degli orari, compreso il sabato lavorativo e ogni tipo di straordinario, che deve diventare obbligatorio fino a 200/250 ore all'anno;
-         che l’accordo aziendale sia alternativo al CCNL e a quelle poche leggi che ancora tutelano chi lavora.
Ecco dove ci vogliono fare sprofondare, dopo che hanno avuto mano libera per qualche decennio, in particolare negli ultimi anni, da governi e da sindacati bene attenti (per essere accettati a “corte”) a non organizzare una lotta adeguata a fare rispettare bisogni, diritti e dignità dei lavoratori.
Con la conseguenza che il modello Marchionne dalla Fiat si estenderebbe (e in buona parte si è già esteso) a tutta l’industria metalmeccanica, che è da sempre una situazione di forte resistenza operaia.
Cosa se ne fanno oggi i padroni della riduzione delle pause, dell’intensificazione dello sfruttamento del lavoro e dei ritmi lavorativi, di 24 ore di produzione al giorno per 7 giorni e di tutta la ferocia dei loro piani, se i volumi produttivi sono sempre al ribasso, se la cassa integrazione non accenna a diminuire, se la disoccupazione imperversa, se la riduzione del monte-salari globale è tale che solo la follia padronale del profitto potrebbe immaginare che sia all’ordine del giorno dei mercati un aumento vertiginoso della domanda di merci da soddisfare con un aumento altrettanto vertiginoso della produzione?
E’ chiaro che essi stanno approfittando della debolezza in cui si è venuto a trovare il mondo del lavoro dipendente (sopraffatto dalla loro gestione terroristica della crisi economica e dal sostegno dei governi loro amici e dei sindacati loro complici), per imporci nuove regole, basate su una concezione schiavistica del lavoro, con cui schiacciarci oggi in modo tale da non farci rialzare mai più la testa. Ragione per cui diventa necessario resistere, mandare al diavolo padroni, loro piani e loro regole, rivendicare meno sfruttamento, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, anzi con forti aumenti salariali uguali per tutti, più occupazione.
E diventa necessario che i lavoratori si approprino del pieno potere di decidere dal basso obiettivi, piattaforme e forme di lotta. Perché non deve finire come il 13 luglio all’assemblea nazionale dei delegati per il rinnovo del CCNL del settore gomma-plastica, quando le segreterie Cgil-Cisl-Uil hanno respinto d’autorità la proposta della base di forti aumenti salariali. La stragrande maggioranza dei delegati ha abbandonato l’assemblea in segno di protesta, permettendo però alle segreterie di vincere.
Forse, i delegati non dovevano uscire, ma costringere altri ad andarsene.

COBAS LAVORO PRIVATO
Pisa